| Auguri per la Santa Pasqua 2011 |
|
|
|
| Venerdì 22 Aprile 2011 13:30 |
|
Arakan Valley, S. Pasqua 2011
Carissimi parenti, amici tutti,
Eccomi finalmente dopo lungo silenzio. Spero di ritrovarvi bene, nella salute del corpo e dello spirito che il buon Dio ci dona sempre. Un pensiero e una preghiera particolare per coloro che si trovassero in qualsiasi tipo di difficoltá o sofferenza.
Rompo questo mio “silenzio” proprio nel giorno in cui la terra fá silenzio per la morte del suo Signore e Salvatore. Venerdí Santo cari amici. Il giorno che probabilmente amo piú di tutti I giorni dell’anno. Questo mio sentimento sul Venerdí Santo si fonda sulla realtá del giorno piú importante per ogni cristiano: la Pasqua!
Quí nelle Filippine il Venerdí Santo si apre con la Via Crucis presto al mattino, mentre ci si ritrova in chiesa verso l’una del pomeriggio per la liturgia delle “Ultime 7 Parole” di Gesú dalla croce per poi continuare con la liturgia della Parola, la Passione, la S. Comunione e l’adorazione della croce che si prolunga fino a sera. Questo e’ il riassunto della giornata del Venerdi Santo per me da qualche anno a questa parte.
Forse vi chiederete perché vi abbia appena detto che questo é il giorno che amo di piú durante l’anno. Qualcuno forse lo intuisce, ma penso che sia sempre doveroso condividere con voi questi miei sentimenti che non sono di tutti I giorni. Vi scrivo dopo aver finito la liturgia dell’adorazione della croce. La gente continua a visitare la chiesa, sosta in silenzio, in una chiesa spoglia, di fronte ad una croce semplice, apparentemente insignificante ai nostri giorni, scandalo per chi non conosce, ma per noi cristiani simbolo si sicura speranza e vita eterna.
Devo dire che fá molto bene allo spirito ascoltare per quasi due ore le meditazioni sulle Ultime 7 Parole di Gesú. Meditazioni di uomini sulle parole di Dio. Conoscendo come si dispongono molti filippini di fronte a questi momenti, prima di iniziare la liturgia avevo parlato ai lettori designati, che quando leggevano di non essere troppo emozzionali ed eventualmente “artisti”, dando pero senso ugualmente a quello che leggevano. Mi sono accorto invece, che anche a me che ascoltavo, si legava il “groppo” in gola, l’emozione e la commozione si poteva davvero sentire. Tanta gente in chiesa eppure sembrava che non ci fosse nessuno se non il lettore solo. Anche questo silenzio ha aiutato tutti a meditare non solo sulle sofferenze di Cristo sulla croce, ma soprattutto sulle sofferenze che ognuno porta con se nella vita di ogni giorno. Cristo é davvero l’esempio che ogni uomo deve seguire. Esempio e modello su tutti I fronti, per ogni singolo uomo o donna che voglia davvero vivere come é vissuto Cristo, per compiere il disegno che Dio ha su ciascuno di noi. Il Venerdí Santo ci riporta alle origini, ci ridona l’antica ed eterna relazione, che potremmo chiamare “alleanza”, tra Dio e la sua creatura, intessuta nella capacitá di AMARE fino a dare tutto, senza limiti. Spesso al nostro modo di amare mettiamo molti limiti e condizioni. Siamo capaci di amare, ma rimane sempre presente quel “peró”, quel “se”, quel “ma” che ci allontanano da Dio e dai fretelli. Sull’amore di Cristo siamo chiamati a fondare il nostro amore, il nostro operare, il nostro gioire e il nostro dolore. Guardando Gesú sulla croce, si comprende che l’uomo e il dolore sono sempre accomunati. Non possono mai dividersi. Sempre guardando Gesú inchiodato si comprende il significato del nostro dolore. Negli ultimi tempi ho avuto occasioni di meditare spesso sul dolore della gente tre cui vivo. Ho cominciato a pensare, a riflettere su come “tradurre” questo dolore in “grazia”. Spesso sembra che non sia possibile fare questa “traduzione”, questa nuova comprensione di una situazione sempre presente nell’uomo, anche quando non sembra manifestarsi. Ho compreso che per fare questo passo importante é necessario “guardare” a chi é passato su questa strada, a chi ha sofferto prima di noi, ma soprattutto “per” noi. Ecco allora che il Venerdí Santo mi aiuta ad entrare in questo “mistero” di umanitá e divinitá, di un Dio che si fá uomo per riportarci a casa sua come figli, non come schiavi. L’ho chiamato mistero perché per molti rimane ancora lontano e incompreso, come del resto la vita stessa di Cristo. Il Venerdí Santo mi aiuta e ci aiuta a restaurare quella orignale relazione tra Dio e noi, che passa inevitabilmente attraverso la croce. Il Cristo sofferente diventa allora il Cristo “redentore”, l’inviato del Padre che ha scelto di compiere la volontá di colui che l’ha mandato.
Oggi allora, ci si dovrebbe chiedere se anche noi come Cristo, stiamo vivendo e compiendo la volontá del Padre, se siamo sulla strada giusta, quella che Lui ha tracciato per noi, e non quella che “piace”, che fá “comodo”. Dovremmo spesso metterci di fronte alla croce e “stare” in compagnia di questo nostro Dio che ha scelto una via scomoda per salvare, per redimere, per perdonare, per giustificare, quella della croce. Tanti nostri problemi, tante nostre liti, tante nostre incomprensioni, si risolverebbero facilmente. Comprenderemmo davvero il significato della nostra e altrui sofferenza. Dio desidera “lavare” I nostri occhi spesso offuscati dalle preoccupazioni e difficoltá con le nostre stesse lacrime, per poter vedere piú chiaramente e soprattutto comprendere quando sembra che non ci sia piú speranza. Cristo si é rialzato dopo essere caduto sotto il peso della croce, cosí anche noi dobbiamo rialzarci dalle nostre quotidiane “cadute”. Dobbiamo essere segno e testimonianza di speranza e coraggio per noi e per gli altri.
Cari amici, la vita terrena é tutta una preparazione per la vita eterna. Se non comprendiamo questa semplice e vitale veritá, rischiamo davvero di non comprendere la volontá del Padre. In questa Santa Pasqua, dopo il cammino quaresimale, chiediamo davvero a Cristo nostro fratello e Salvatore, di aprirci gli occhi del cuore e comprendere che solo con e per Lui potremo arrivare alla méta, la Gloria di Dio.
Il mio augurio allora, si esprima in solidarietá con tutti voi, chi é nella gioia e chi é nel dolore, poiché sia gli uni che gli altri sono chiamati a condividere ció che vivono, per far crescere nel mondo la giustizia, la pace e l’amore.
Una Santa Pasqua ad ognuno, nella speranza che tutti risorgeremo con Cristo in Dio.
Con l’affetto di sempre
p. Giovanni Vettoretto |
| Il Blog di Liturgia Giovane |
| Clicca sull'icona arancione qui sotto per avere le novità del blog sulla tua posta elettronica |
![]() |
|





Scarica il 



