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Arakan, 18 Dicembre 2009 Carissimi familiari, parenti e amici tutti, eccomi a voi per gli auguri di Natale. Prima di mettermi a scrivere mi sono creato l’atmosfera e vorrei crearla anche a voi che mi leggete. Sono le 5.5 del mattino, ho appena terminato la messa, la terza “messa del gallo” di questa novena di Natale. É ancora buio ma si incominciano a vedere le prime avvisaglie del nuovo giorno. Sono appena entrato nel mio ufficio dopo essere stato accarezzato dal delicato spirare del vento mattutino di Arakan, seduto sugli scalini della chiesa. La gente dopo i saluti se ne stá tornando a casa, chi per prepararsi per il lavoro, chi per tornare a letto un’ora
ancora. Altri stanno tirando in lungo i loro pettegolezzi, forse perché di mattina presto vengono piú spontanei. Alcuni giovani della vicina scuola media con il loro preside si sono radunati nel campo di pallacanestro accanto alla chiesa per esercitarsi sulle danze che poi faranno a scuola visto che oggi é l’ultimo giorno di scuola e si chiude col Christmas Party. Alcuni poi, si sono fermati per prendere il caffé qui in casa. Sono loro che portano tutto, noi diamo solo l’acqua calda. Questa é una scena che si ripete per 9 giorni, ogni mattina, alle 3.30 la vita comincia qui nelle Filippine per i cristiani. Dal mio arrivo in Arakan, questo é il primo anno che celebro la messa del gallo nella chiesa parrocchiale. Lo faceva sempre il parroco. Ora che si é comprato la macchina é lui che va nella cappella vicina. Lo scorso anno eravamo in tre preti mentre ora siamo in due. Mi dispiace per quelli della comunitá di Sarayan poiche quest’anno non avranno la messa all’alba. Mi hanno peró avvisato che hanno finito le ostie consacrate e di portane oggi quando andró per la messa in una comunitá vicino a loro. Molte comunitá celebrano questa tradizionale devozione mariana alle 4 del mattino anche senza il prete. Sono davvero esempi da lodare. Come vedete questi sono i primi pensieri che mi sono venuti, preparando l’atmosfera per scrivervi.
Anche quest’anno siamo arrivati alle feste del Natale dopo un periodo di riflessione e preparazione interiore. Speriamo davvero che questi giorni prima del Natale ci abbiano aiutati a guardare piú in profonditá dentro di noi per scoprire il vero senso di quello che siamo. C’é bisogno di rinnovamento spirituale per poter rinnovare la societá e ritornare alle origini della nostra vita in Cristo.
Il Natale nelle Filippine, o almeno per me, quest’anno sará segnato inevitabilmente da ció che é accaduto il 23 novembre scorso e dalle conseguenze di questo. Vi ho giá mandato delle notizie a caldo sui fatti per cui non stó a ripetermi. Vi dico solo che mi ha fatto molto male il vedere, il pensare, il non voler credere. Non voglio essere malinconico, ma devo dirvi che spesso alla notte mi vengono gli incubi nel sonno. Avevo giá accennato alla difficoltá che si prevedeva per poter portare o far trionfare la giustizia, legato al fatto delle personalitá coinvolte e della loro convivenza con la politica in corso. Addirittura la presidente nei giorni scorsi ha dichiarato la legge marziale nella regione, sollevando forti proteste, che dopo una settimana ha dovuto rimuovere. Sono ancora molti che hanno paura della legge marziale, forse perché la storia é ancora troppo giovane e non del tutto dimenticata. Pensate che stanno cambiando l’accusa per i sospettati non piú di massacro multiplo e occultamento di cadaveri, bensí in caso di “ribellione”, poiché in questo caso anche la sentenza sará diversa e naturalmente piú lieve. In questi giorni stanno sorteggiando la lista di giudici che dovrebbero presiedere e giudicare il caso in tribunale. Dopo appena il terzo sorteggio, 2 giudici si sono giá ritirati. La paura é che neppure la polizia e i militari possano difenderli per cui non vogliono rischiare la vita. Molti in questi giorni stanno rivelando fatti, uccisioni e atrocitá compiute da loro su commando di membri della famiglia negli anni scorsi, pur di rimanere al potere. Di testimoni e motivazioni per una giusta pace ne sarebbero giá a sufficienza. La difficoltá sará davvero trovare chi vorrá servire il paese facendo trionfare la giustizia. Il fatto stesso che si stia tirando per il lungo le indagini, é una chiara volontá di insabbiare e dimenticare prima possible. Continuiamo a pregare affinché la giustizia divina aiuti quella umana. Ma ora veniamo a noi.
Nella mia precedente non vi ho parlato molto di me, forse per la gravitá dei fatti accaduti e narrati. Ho pensato che avrei potuto scrivere in un secondo tempo su di me e su come prosegue la mia missione. Ora é venuto il momento. Tutto sommato devo dire che non ho assolutamente motivi per lamentarmi e non stó vivendo difficoltá particolari, eccetto quanto scritto sopra. Il mio lavoro di pastorale ordinaria continua secondo il calendario che preparo mensilmente. Fin’ora la salute mi ha sempre aiutato a mantenere gli impegni, anche se qualche influenza ogni tanto si fa sentire. Da un mese ad oggi stiamo assistendo ad un periodo di secco. Per me che devo muovermi in moto va bene, poiché riesco a raggiungere quasi tutte le comunitá senza dover camminare, ma pensando a coloro che hanno piantato il granturco e il riso, prego ogni giorno perché il Signore non faccia mancare la sua Benedizione su coloro che null’altro hanno se non il prodotto dei campi. Come vi dicevo anche lo scorso anno, il mese di dicembre é il mese piú intenso per attivitá pastorali. Abbiamo concluso il mese scorso con 3 seminari di formazione sulla famiglia, sulla catechesi e per i ministri dell’Eucaristia. Siamo soddisfatti della partecipazione di quasi tutte le comunitá. Non possiamo pretendere che ci sia la perfezione, per cui il mio grazie va davvero a coloro che si stanno impegnando in modo concreto per un servizio vero alla comunitá. Davvero mi vien da pensare che se non ci fosse una buona base di laici preparati ed impegnati nella pastorale e nella formazione cristiana, noi preti avremmo davvero poche possibilitá di essere effettivi nel nostro annuncio. La formazione cristiana dei laici é davvero un buon investimento per il presente e per il futuro. Su questo punto ho giá fatto la mia esperienza personale. Io, poi, sono una persona che se vede qualcuno che ce la mette tutta per dare il meglio di sé, investo tutto quello che si puó per aiutare quella persona. Naturalmente questo mio aiuto é dovuto in gran parte anche grazie a voi. La mia giornata quindi, come potete immaginare, é sempre piena di tante cose da fare, e di momenti per essere presenti alle necessitá degli altri. Molti ora ci chiedono la messa per i funerali, cosa che tempo fá era meno frequente. L’unzione degli ammalati e la comunione é una prassi commune nelle varie comunitá. La gente si sente piú libera di chiedere e io non mi rifiuto di visitare gli ammalati. Questa é una bella occasione per entrare nelle loro famiglie. Aggiungo poi una nota meno pastorale e piú “mondana”, che peró é lo stesso parte di quello che sono io. Dal momento che nei giorni scorsi siamo stati visitati da malintenzionati, (non si possono chiamare tutti ladri, visto che non hanno rubato), che hanno tentato di entrare in casa tagliando la zanzariera fissata alle finestre e tentando di togliere i vetri. Fortunatamente non erano dei professionisti, io poi quella notte ero sceso, sentendo dei rumori, per cui se ne sono andati. Da questo mi é venuta l’idea di saldare delle griglie di ferro per ogni finestra. Tre sono giá finite e montate, una quarta e in via di finitura. Questo lavoro lo faccio nel tempo libero e dal momento che in questo tempo di libero ho veramente poco, ho sospeso il lavoro, riprendendolo col nuovo anno. Mi vien sempre da pensare che se ci fosse Antonio sarebbe davvero tutta un’altra cosa. Per quanto riguarda l’elettricitá, mi viene in mente Francesco, poiche quasi ogni giorno in questo tempo di messa del gallo, stó aggiungendo lampade tutto attorno alla chiesa per illuminare la maggior parte della gente che non puó entrare in chiesa. Ma queste cose sono decisamente secondarie e mi aiutano a non perdere la mano sulle arti imparate nella gioventú.
Mi capita di leggere con regolaritá, anche se con un mese di ritardo, la Vita del Popolo, e tenermi aggiornato sulle vicende sociali e di Chiesa del nostro bel paese. Volevo terminare questo mio scritto con una mia osservazione sul dibattito in corso, a meno che non sia giá spento, sulla sentenza della corte Europea sulla presenza, (o meglio assenza, visto che vietano di esporli) di Crocifissi nei luoghi pubblici. Per coloro che sono cresciuti accanto al Crocifisso, che lo portano fieramente al collo, che si fanno il segno della croce nei vari momenti della vita senza vergogna, che con sano orgoglio non si nascondono dietro ma lo portano a mano tesa, tutto questo dibattito, inclusa la sentenza fá male. É come togliere ossigeno ad un corpo sano, come togliere la luce a chi vuol camminare tra le tenebre di questo mondo. Cari amici, prima o poi tutto questo sarebbe inevitabilmente accaduto, visto la societá multietnica e multireligiosa in cui viviamo, a meno che non seguiamo davvero ció che disse un giorno, forse senza pensare a quello che stava dicendo, Berlusconi, dove non voleva un’Italia multietnica. L’Italia non é piú solo Cristiana, o almeno quella componente di cristianesimo di qualche anno fá. Non meravigliamoci quindi se qualcuno ora parla in modo diverso nel coro. Sembra davvero che ognuno abbia i suoi diritti e davvero pochi abbiano i loro doveri. Il rispetto dell’altro comincia dall’accettazione e dall’accoglienza. Questo non puó avvenire unilateralmente. Ci deve essere dialogo, aperture reciproca. Non voglio dilungarmi su questo, molti hanno giá detto molto, altri sicuramente lo faranno. Io penso che la situazione che si é creata sia un’opportunitá molto importante per ogni cristiano. Si chiamano le sfide del tempo, della cultura, della societá, della ragione. Possono anche togliere il crocifisso dai muri o dalle strade. La mia domanda rimane questa: da quanto tempo il crocifisso é giá stato rimosso dalla coscienza e dalla vita di tanti cristiani? Per coloro che Gli sono sempre stati fedeli nella quotidianitá, riusciranno sicuramente a testimoniare il loro essere apostoli anche se il crocifisso non sara piú appeso al muro dietro di loro. Sono convinto che si debbano conservare le radici cristiane, ma non attraverso battaglie inutili. Sono giá stati commessi in passato tanti errori in nome della croce di Cristo. Speriamo che la storia abbia insegnato qualcosa. Questo é il tempo di dire chi siamo con parole e fatti concreti, nella quotidianitá. Non ritiriamoci quindi dal mondo per mezzo di una sentenza, ma guadagnamo forza e convinzione da quei valori che ci sono stati insegnati fin da bambini. Diventiamo quindi, veri cristiani, coloro che il crocifisso lo portano sempre con sé e non si vergognano di farlo vedere o di segnare la loro fronte. Siamo in tempo di opportunitá. Non sprechiamole.
Con questo termino, poiché qualcuno si sará giá stancato di leggere. Prendetemi cosí come sono. Abbiate pazienza e continuate a pregare per tutti noi in questo angolo di mondo. Io vi assicuro la mia e nostra preghiera per ognuno di voi. Il Signore che viene porti ad ognuno una fede piú solida, radicata sulla fedeltá alla parola e ai sacramenti. Queste due sono le vie indicate da Cristo e dalla chiesa per ogni cristiano. Per tutti, questo sia un Natale piú Santo, riscoprendone il vero significato, pregando per ogni bambino che nasce, per ogni madre che dá alla luce il proprio figlio, per ogni padre che ha cura della propria famiglia, proprio come fece Giuseppe.
Il Dio Bambino benedica ognuno di voi e vi colmi di vita nuova.
Con affetto fraterno di sempre p. Giovanni
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