Saluti da Padre Giovanni Vettoretto - Novembre 2009 PDF Stampa E-mail

Arakan, 25 Novembre 2009
Carissimi familiari e amici tutti,
Un saluto a tutti voi dalle Filippine. Vengo a voi per completare ed eventualmente correggere le ultime notizie che probabilmente anche voi avete sentito riguardo a quello che é successo in questo paese solo 3 giorni fá.
Scrivo con il cuore gonfio di tristezza e anche con un accenno di rabbi ache fanno star male. Dico a tutti in anticipo che nella zona dove vivo non ci sono pericoli come quello di cui andró a descrivere. State tranquilli per me. Pregate invece per tutte quelle persone che vivono in luoghi a rischio.
Durante l’estate scorsa mentre ero in Italia, ho avuto modo di parlare spesso della situazione sociale, economica, politica e religiosa che si vive normalmente in questo paese del sud est asiatico. Mi ricordo che spesso facevo accenno alla situazione politica che si sarebbe creata nei mesi seguenti dovuta alle elezioni generali del maggio 2010. Dicevo che l’atmosfera politica si sarebbe scaldata sempre piú, specialmente con l’avvicinarsi delle elezioni stesse, lasciando dietro di sé una scia di morte legata alla campagna elettorale. Mai avrei previsto che accadesse una atrocitá come quella di 3 giorni fá. É vero, mi ritengo ancora giovane di esperienza in “Storia politica, sociale filippina”, mentre i miei “fratelli maggiori” molte cose possono prevederle, per cui  tragedie come questa ultima mi lasciano davvero l’amaro in bocca e uno sconforto difficile da ricucire.

La tragedia, o meglio, il massacro di 58 persone, avvenuto lunedi scorso é legato alla storia di  due grosse famiglie, di origine mussulmana, che da decenni regnano indisturbate nelle regioni del sud Mindanao, precisamente di Maguindanao e Sultan Kutarat. Sono famiglie come molte altre, legate alla politica da diverse dinastie e generazioni. Molto influenti a livello di governo poiché assicurano voti certi agli alleati, si parla di oltre 2 milioni di voti, naturalmente usando ogni strategia e frode. Per capirci, il risultato delle elezioni in queste regioni si conosce prima ancora di aprire i seggi, e naturalmente all’opposizione non arriva neppure un voto. Da tanto tempo quindi non si puó parlare di diritti umani e legalitá in queste zone, ma nessuno ha mai fatto nulla poiché il coinvolgimento politico legava le mani a tutti. Fin’ora si assisteva ad una immaginaria divisione politica territoriale dove ogni famiglia relativamente non disturbava l’altra. Di contrasti ce ne sono sempre stati, anche con i loro morti ammazzati, ma non si era mai arrivati ad una barbarie come quella odierna. Le famiglie in causa in questo caso sono Ampatuan e Magundadato.

Il 30 novembre prossimo segna la scadenza per la presentazione delle candidature ai vari posti di governo in cui il candidato vuole correre, dal piú basso grado di consigliere di Barangay fino al posto di presidente della repubblica. Naturalmente molti in questi giorni si stanno decidendo e ufficialmente si presentano di fronte ai notai pubblici. In un contesto di legalitá tutto questo non porta alla tensione ma eventualmente alla curiositá per vedere chi alla fine si presenta in una determinata zona. Dal momento che di legalitá nelle Filippine non si puó certo parlare, questo processo di candidature porta inevitabilmente paura, incertezza, violenza e morte. Negli ultimi anni si é registrato un cambiamento di abitudini e tendenze a livello politico e di aree di appartenenza. Oggi non é piú come una volta, dove si sapeva e si rispettava chi “governava”, o meglio chi era il “proprietario” di una certa regione o provincia. Oggi chiunque puó presentarsi in ogni luogo per qualsiasi incarico politico. Ecco allora che si puó individuare il movente del massacro avvenuto nei giorni scorsi. Dopo questa premessa, veniamo alla vicenda di queste due famiglie.

Lunedí mattina membri della famiglia Magundadato, quasi tutte donne, stavano andando a presentare le loro candidature per le elezioni insieme ad una folta delegazione di giornalisti, ad avvocati, poiché erano giá chiare le minacce dap arte della famiglia Ampatuan nei loro confronti. In tutto piú di 45 persone. Pensavano che di fronte a donne, ad avvocati e a giornalisti, i loro avversari non avrebbero “osato” intervenire con maniere forti. Ma tutti si sono sbagliati. Gia da  venerdi scorso c’erano in giro le voci che qualcosa di grosso sarebbe successo se i Magundadato si fossero presentati come candidate. Erano in tutto 6 veicoli in convoglio. Durante il tragitto altri veicoli di private cittadini si erano inseriti involontariamente nel convolgio e facevano la stessa strada. Quando mancavano ancora 6 km dal luogo dove erano diretti, sono stati fermata da una bamda di circa 100 uomini armati che li hanno obbligati a cambiare direzione. Tutti gli 8-9 veicoli, eccetto uno che si era staccato, sono stati diretti verso un villaggio non molto lontano dalla statale. Arrivati sul posto gli uomini armati hanno cominciato a sparare uccidendo tutti, anche quei civili che per caso si trovavano in convoglio. In tutto sono state uccise 58 persone, almeno secondo le notizie odierne. Ora il problema era di far “scomparire” le prove del massacro e questo é quello che hanno pensato gli assassini. Un grosso escavatore era giá sul posto e una grossa fossa era giá stata scavata con l’intento di “seppellire” cadaveri e mezzi. Fortunatamente il veicolo che si era attardato ha potuto dare l’allarme e dopo qualche ora i militari e la polizia si sono presentati sul luogo della tragedia. Gli assassini non avevano previsto questa variante e sono dovuto fuggire lasciando il lavoro di “sepoltura” a metá. 21 copri erano ancora sparsi per terra e sono stati identificati subito, mentre per gli altri si é dovuti ricorrere all’escavatore per riesumarli. Nelle operazioni di recupero sono stati trovati 3 veicoli sepolti con dentro i passeggeri. Fin’ora sono stati recuperate 58 corpi, ma si pensa che possano essercene altri. Dopo averli sepolti erano passati con il rullo compressore per cancellare ogni traccia.

Guardando le immagini, ascoltando le notizie, pensando a quello che é potuto  succedere, vien da pensare davvero ad una mente malata dove per motivazioni di potere e soldi si é disposti a fare qualsiasi cosa. Azioni di questa portata succedevano al tempo della legge marziale e sono ormai nei libri di storia delle Filippine. Ai giorni nostri si sperava che immagini e tragedie come questa non si fossero piú viste. Speriamo solo che sia una cosa isolate, anche se la realtá dice altrimenti.

Il problema ora rimane la giustizia. L’accaduto é di portata troppo grossa per essere banalizzato o archiviato subito. D’altra parte le famiglie sono troppo potenti e conniventi con i vertici dell’amministrazione. Alcuni giá dicono che si useranno due pesi e due misure. Dopo tre giorni ancora nessun avviso di garanzia é stato emanato, quando é chiaro a tutti chi sono i mandanti e le motivazioni. Qualcuno parla di “intoccabili”, per cui giá ora si respira chiaramante un’aria di paura. Nella riflessione personale che mi viene a freddo ci sono due considerazioni da tener presente. Da una parte si vive il dolore e la rabbia per le persone innocenti coinvolte nella tragedia, specialmente coloro che non facevano parte del convolgio. Dall’altra si accende una speranza, anche se debole, che la giustizia possa finalmente trionfare, dal momento che le persone massacrate non erano anonime. A parte i membri della famiglia Magundadato, gli altri erano giornalisti e avvocatesse che facevano da testimoni per una buona riuscita dell’impresa. Speriamo davvero che le pressioni sia a livello nazionale sia internazionale possano accellerare il processo e il persorso della giustizia. Se dopo questo fatto la giustizia dovesse davvero prevalere, si puó ancora parlare di speranza in questo contraddittorio paese.

Lo so che non vi ho raccontato cose belle. Immagino che anche voi, come me, stiate pensando a cosa possa essere passato per la testa di chi ha progettato questo massacro. Penso all’amaro che anche nel vostro cuore si é formato per una cosí brutale atrocitá. Vi invito a pregare. Ad unirvi alle preghiere di tanta gente buona che ogni giorno lotta e soffre per rendere questo paese un pó migliore. Vi chiedo di avere anche voi quella luce di speranza da far brillare specialmente in momenti come questi. Siate cristiani che non si arrendono, come molti qui, nelle loro lotte quotidiane. Domani, giovedi, sará di lutto nazionale nelle Filippine. Speriamo anche di riflessione personale.

Il Signore vi benedica e ascolti le vostre preghiere. Vi saluto tutti con affetto.

p. Giovanni

PS. La prossima volta vi racconteró di me. Stó bene e sempre al lavoro. Buon inizio di Avvento!!!!!