L'angelo ed il piccolo pastore PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Dicembre 2009 16:05
C’era una volta un bimbo che viveva in una famiglia di pastori. Il suo sogno era di diventare un grande e forte pastore come suo padre e i suoi fratelli più grandi. Purtroppo il fisico gracilino e la salute cagionevole non gli permettevano di accompagnare il babbo e i suoi fratelli a pascolare il gregge.
Era perciò costretto a rimanere in casa e a dare una mano alla mamma. Questo era motivo di grande dispiacere per il bimbo: tutte le volte che si incontrava con i suoi coetanei era attratto dai racconti di avventure e disavventure vissute sui monti, ma era triste perché non ne poteva raccontare anche lui.
Tuttavia, il fatto di aiutare la mamma in casa nel preparare la tavola per il babbo ed i suoi fratelli, nel mantenere il camino sempre acceso (per via del grande freddo), l’aveva reso particolarmente sensibile ed attento verso gli altri, sensibilità unica in quel villaggio.
Il bimbo si chiamava Giovannino ed era ultimo di sette fratelli. Un giorno il papà, insieme ai sei fratelli, decise di portare anche lui.
Il luogo dove avrebbero trovato pascolo per il gregge era abbastanza lontano, perciò avrebbero trascorso almeno un paio di notti fuori di casa. La gioia di Giovannino era indicibile, avrebbe finalmente imitato il papa e i suoi fratelli e, soprattutto, avrebbe avuto anche lui qualche storia da raccontare ai suoi coetanei.
La giornata trascorsa in cammino fu stupenda per Giovannino: si comportò come un ometto, perché per la prima volta aveva ricevuto un compito di responsabilità (da veri uomini). Si era sentito responsabile della vita di quel gregge.
AI termine della prima giornata di cammino Giovannino si senti più grande e maturo del solito e, mentre esternava questi suoi sentimenti, il babbo gli disse: “Sai Giovannino, sono le responsabilità a far crescere noi uomini! Oggi sei cresciuto molto perché sei riuscito a portare il peso di una grande responsabilità. Chi sa ben custodire il suo gregge, sa anche ben condurlo! Pensa Giovannino che ‘custodire’ e’ il compito degli angeli, loro custodiscono i messaggi di Dio, custodiscono noi uomini. Essere custodi di qualcuno o di qualcosa ci rende simili agli angeli! Oggi sei stato un vero angioletto”.
Giovannino capiva perfettamente queste cose perché era un bimbo molto sensibile e attento agli altri.
Finito di mangiare qualcosina insieme, il babbo si allontanò: quella notte l’avrebbe trascorsa in un villaggio, vicino perché l’indomani avrebbe barattato il suo formaggio, con un po’ di pane.
Intanto Giovannino andò a riposare avvolto in un sacco, all’aperto, mentre le parole del babbo gli risuonavano nella mente: “…le responsabilità ci fanno crescere... custodire ci fa essere come gli angeli... oggi sei stato un angelo ...”
I sei fratelli più grandi iniziarono a fare i turni per custodire il gregge e, per guadagnare un po’ di sonno, pensarono di chiedere anche a Giovannino di far la guardia.
Il piccolo Giovannino, nonostante la grande stanchezza, accettò con gioia perché custodire il gregge l’avrebbe assimilato agli angeli.
Quella notte era particolarmente silenziosa e stellata. Il silenzio era riempito da un’atmosfera di gioiosa serenità e quelle tante stelle luminose sembravano tanti occhi attenti ad osservare qualcosa di importante che stava per accadere sulla terra.
In quell'atmosfera, tutto d’un tratto, Giovannino vide uno strano bagliore dietro una collina poco distante ma, nonostante la grande curiosità, rimase fermo a custodire il gregge.
Giovannino non dovette attendere molto che quel bagliore si alzò dalla collina e gli si avvicinò. Dal bagliore venivano fuori delle parole che Giovannino all'inizio non capiva, ma che man mano riusciva a distinguere: “Bravo Giovannino, sei un vero custode, sei un angelo, perciò questa notte mi aiuterai: oltre la collina c'e’ una piccola famiglia che ha bisogno di una mano per custodire il proprio bambino, appena nato. Dillo anche ai tuoi fratelli e ai pastori che incontrerai durante il cammino!”.

Così Giovannino svegliò in fretta i suoi fratelli, raccontando del bisogno urgente della famiglia oltre la collina: i sei fratelli raccolsero i propri oggetti e cominciarono a spingere il gregge nella direzione che aveva indicato Giovannino.
Lungo la strada Giovannino raccontava della piccola famiglia bisognosa anche agli altri pastori, così quella notte furono in molti ad andare nella direzione da lui indicata. Giunti in quel luogo, Giovannino e tutti gli altri non trovarono una famiglia in difficoltà, ma semplicemente un bambino al centro dell’attenzione dei due genitori. Tutti avvertirono che l’atmosfera di gioiosa serenità proveniva dalla presenza di quel bambino e, siccome la serenità non è qualcosa di tutti i giorni per un pastore, sentirono tutti il bisogno di ringraziare quel bambino per essere venuto al mondo e quella famiglia per averlo accolto così teneramente.
Lo stupore di tutti nasceva dal fatto che erano andati per aiutare quella famiglia, invece avevano ricevuto aiuto: in cambio della sola presenza avevano ricevuto la gioia di vivere.

I genitori di quel bambino ringraziarono personalmente Giovannino per aver condotto tutta quella gente. Ma fu una grande festa quando Giovannino vide avvicinarsi il suo papà: lui aveva affidato quella famiglia a trovar riparo! Quella notte il babbo di Giovannino fu fiero di lui: era stato un grande pastore, aveva condotto tanta gente verso il Signore, e soprattutto aveva dato a tutti l’occasione di sperimentare che “custodire rende simili agli angeli”; i pastori, infatti, trascorsero il resto della notte davanti a quel bambino e all’alba raccontarono in tutti i vicini villaggi lo straordinario evento, comportandosi da veri angeli.

Solo chi è attento a custodire la presenza del Signore nella propria vita sarà capace di annunciarlo davvero agli altri!