| Capita di sentire parole conosciute con un accento nuovo |
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| Scritto da il Gruppo Giovani |
| Giovedì 31 Marzo 2011 00:00 |
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Capita di sentire parole conosciute con un accento nuovo; al gruppo giovani decanale di Baggio è successo: le “solite” parole del Vangelo e della tradizione ecclesiale dette da qualcuno che riesce a sorprenderti. Ai giovani è capitata di sentirle dall’Arcivescovo, il cardinal Dionigi Tettamanzi, ma forse è improprio utilizzare il titolo onorifico per raccontare la sera del 10 febbraio scorso. Giovedì sera. Ore 21.00, solito orario, solito posto del ritrovo settimanale del gruppo giovani, ma con l’attesa di un ospite speciale: il nostro vescovo. In parte ancora increduli, eppure arriva, proprio il cardinale, lui ed il suo segretario; si accomoda su una sedia uguale alle nostre, un tavolo imbandito con bibite e qualche dolce. La tensione iniziale si scioglie per lasciar spazio a un incontro familiare. Da un lato una delle più importanti cariche ecclesiastiche, con tutta la sua semplicità ed umanità, che vuole parlare a dei ragazzi(suoi ragazzi) e dall’altro giovani cristiani che domandano sul loro posto nella Chiesa e nella comunità, sulle scelte per la loro vita, sulla vita del e da cardinale, sulle questioni difficili da affrontare nella società. È “domandare” la chiave della serata come ne è l’origine. Tettamanzi ha risposto alle molte provocazioni dello scritto sulla “Chiesa che vediamo e la Chiesa che vorremmo” che i giovani avevano proposto proprio durante la sua visita pastorale decanale. Mentre questo documento veniva formulato il gruppo aveva sperato in un incontro “privato” con l’arcivescovo: grandissima è stata la sorpresa e l’emozione quando il cardinale stesso si è offerto per una simile occasione e nell’arco di poche settimane ha mantenuto la promessa partecipando a questo incontro. Il dialogo si è aperto. Perché se non ti muovi, se non chiedi, se non fai sentire la tua voce e non cerchi nuove idee, tutto rimane come prima, ma se osi usarla questa voce può succedere qualche cosa di sorprendente. Sentire le “solite” parole, ma in modo nuovo. Perché il Vangelo è sempre lo stesso, ma ci deve far cambiare oggi. |
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